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XXVII Anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio

“Il ricordo è un modo d'incontrarsi”(Kahlil Gibran),  restituisce la vita a coloro che non esistono più e può offrire ai nostri ragazzi ciò di cui hanno disperatamente bisogno: modelli autorevoli e credibili. È questa la ragione ultima per la quale la III B e la V B del nostro liceo hanno scelto di dare il loro contributo di passione e creatività, partecipando alla XXVII edizione della manifestazione #PalermoChiamaItalia, dedicata alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, firmata a Palermo nel 2000.

Il 23 maggio oltre 70 mila studenti (provenienti da tutte le regioni d’Italia) e vari esponenti di primo piano del mondo  istituzionale, politico e culturale, si sono dati appuntamento a Palermo per dire in coro “no a tutte le mafie” e per fare memoria delle stragi di Capaci e via d'Amelio, in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina.

In mattinata abbiamo reso omaggio alla tomba di Falcone (chiesa di San Domenico) e a quella di don Pino Puglisi (presso la Cattedrale), mentre nel pomeriggio sono partiti i due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia, che vedono protagonisti gli studenti ma che sono aperti a tutta la città: il primo, si è mosso alle 15.30 da via D’Amelio; il secondo, alle 16 dall’Aula bunker. Dopo avere mostrato che in Sicilia lo Stato non è più ospite e non gioca in trasferta, si sono ricongiunti sotto l’albero Falcone, in via Notarbartolo. Mentre il sole ci trasformava in una nuova specie umana, l’homo flambè, si sono susseguiti dal palco una serie di interventi estremamente puntuali e profondi, il miglior antidoto alla banalità. Poi sono stati scanditi i nomi delle vittime ed è arrivato il momento di più alta intensità emotiva, ovvero  il silenzio, alle 17.58, l’ora dell’eccidio di Capaci.

Si tratta di eventi che abbiamo ricostruito e approfondito in classe, non senza il  rischio di cadere nell’astrazione, tramutando i martiri della legalità in eroi eterni di favole antiche; l’esperienza, invece, si è rivelata una “scuola viva”, animata dall’insegnamento dei più importanti servitori del nostro Paese.

Per un giorno si sono riuniti piccoli pezzi di storia affascinati dalla scoperta e aperti all’imprevisto, che lì arrivano e da lì ripartono per mille misteriosi cammini, donandoci la certezza che il passato non è una lezione inascoltata.

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